
Quattro bare. Una affianco all’altra. Quattro giovani vite stroncate dall’ennesimo incidente stradale. Da giorni non si parla di altro. La strage di Molfetta ha i numeri (perché ormai è di numeri che si parla) di una notizia sconvolgente: 4 molfettesi e un albanese morti sul colpo. “Dobbiamo fermare questa strage. E’ un bollettino di guerra”, dicono in tanti . Dalla stanza dei bottoni, qualcuno sta già abbozzando provvedimenti più rigidi. Eppure i cinque giovani di Molfetta sono solo gli ultimi di un elenco che ogni anno aggiunge migliaia di vittime. Vittime di cui spesso neanche si parla perché, se a morire è solo una persona, ormai non fa neanche più una notizia. E intanto l’elenco cresce. “Più pattuglie sulle strade”, ha tuonato qualcuno. “Maggiori controlli”. Peccato che un'altra estate è trascorsa e i numeri continuano a crescere. Anni fa, le chiamavamo le “stragi del sabato sera”. Il dito era puntato sulle discoteche. E giù ai dibattiti. Qualcuno propose di chiuderle prima. Qualcun altro di chiuderle per sempre “per il bene dei nostri figli”. Il progetto sembrava troppo ambizioso. Ci si limitò, allora, a vietare la somministrazione di alcolici dopo un certo orario. La politica che si sveglia alla prima strage annunciata, allora, cercò soluzioni. A destra e a sinistra si sono contesi l’idea più brillante per accontentare i genitori ansiosi. Ma niente è cambiato. Nel senso che gli alcolici vengono somministrati ad ogni ora e in ogni dove come fossero acqua fresca. E le discoteche continuano a far ballare sino a tardi. Poi sempre dalla stanza dei bottoni (e lì che nascono le idee più brillanti) si era pensato di impedire ai figli di papà neo patentati di guidare auto ad alta cilindrata. Niente da fare neanche in questo caso. Sarebbe stato un peccato mortale per le case automobilistiche perdere clienti così tanto generosi. Altro buco nell’acqua. Tra una parentesi e l’altra si è parlato anche di strade poco sicure. “Ma se non rispettano i limiti di velocità, la colpa non è nostra”. Ricapitoliamo. Tra i fattori che determinano gli incidenti stradali ci sono l’ alta velocità, l’eccesso di alcol e di droga e le strade poco sicure. Lo dicono gli esperti. Esistono leggi per arginare i fattori di rischio. I nostri “cervelloni” ci hanno pensato tanto. Perché nessuno le rispetta? E soprattutto perché nessuno le fa rispettare? Superficialità? Disattenzione o troppi interessi che vacillano? Per ora abbiamo solo grandi punti interrogativi davanti a noi. L’unica certezza è che abbiamo perso l’ennesima battaglia, quella della vita. Ce n’è anche un’altra di certezza. Dopo le lacrime di oggi, quando i riflettori si spegneranno e i familiari delle vittime rimarranno soli con il loro dolore, in molti torneranno a casa con la solita convinzione: “Tanto a me non può succedere”.
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