ROMA - Il Grande raccordo anulare di Roma é, in alcuni tratti, l'autostrada meno sicura d'Italia. Nella categoria delle strade statali, invece, la maglia nera va alla via Aurelia, all'altezza della Capitale.
I dati sui punti più critici della rete stradale italiana sono stati diffusi oggi dall'Automobile club d'Italia, che ha presentato uno studio sulla "Localizzazione degli incidenti stradali 2009".
Secondo il presidente dell'Aci, Enrico Gelpi, i dati "presentano parecchie conferme rispetto agli anni precedenti. Non è certamente un buon segnale".
Di seguito l'elenco dei tratti di strada statisticamente "più pericolosi":
- AUTOSTRADE: I punti più critici della rete autostradale sono il Grande Raccordo Anulare di Roma nel tratto tra i km 20-65, dove i km con incidenti ricorrenti nel 2009 sono stati 13. A seguire l'autostrada del Sole (A 01 Milano-Roma-Napoli) tra i km 603-664 (provincia di Frosinone; sono stati 10 i km con incidenti ricorrenti) e tra i km 260-309 (Firenze; 7 i km più a rischio); la A 20 Messina-Palermo, nel tratto tra il km 4 e il km 68 (provincia di Messina), dove i km con incidenti ripetuti sono stati 6; la A 12 Genova-Roma, nel tratto Genova-Rosignano, km 3-27, 4 i km più pericolosi. E ancora, l'autostrada A 29 Palermo-Mazara del Vallo (tratto km 0-31, all'altezza di Palermo; 4 i km con più incidenti), la tangenziale Est-Ovest di Napoli (tratto km 5-16); la tangenziale Nord di Bologna (km 13-15); la A 51 tangenziale Est di Milano (km 9-24) e la A 19 Palermo-Catania (km 3-70, all'altezza di Palermo)
- STRADE STATALI: La più "pericolosa" è la via Aurelia (ss 001) nel tratto tra i km 12-36 (7 i km con incidenti ripetuti nel 2009) in provincia di Roma. Seguono la ss 005 via Tiburtina Valeria (Roma) tra i km 12-36 e la ss 148 Pontina (Latina) tra i km 38-103, entrambe con 6 km più a rischio incidenti; la ss 162, strada della Valle Caudina (Napoli; km 0-24); la 148 Pontina (Roma) tra i km 13-31; la 415 Paullese (Cremona), km 17-43; la 007 via Appia (Roma), km 16-46; la 106 Jonica (Crotone), km 240-250; la 004 via Salaria (Roma), km 14-36; la 036 strada del Lago di Como e dello Spluga (Lecco), tra i km 36-43.
mercoledì 17 novembre 2010
Gra e Aurelia le strade più a rischio
Meno incidenti con controlli e nuovo codice
"Una maggior consapevolezza di chi guida, la recente riforma del codice della strada e l'aumento dei controlli da parte delle forze dell'ordine": sono queste le principali cause della riduzione dell'incidentalità (-1,6% nel 2009 rispetto al 2008) e della mortalità (-10,3%) stradale secondo il presidente dell'Aci, Enrico Gelpi. Una serie di risultati positivi, messi in evidenza dal rapporto Aci-Istat, presentato oggi a Roma, che devono "spronare" le istituzioni "ad andare avanti su questa strada, perché le migliaia di morti per incidenti sono ancora una tragedia". A essere coinvolti in sinistri sono per lo più i giovani, ha osservato Gelpi: "Bisogna lavorare molto sulla loro formazione a partire dalla scuola. L'educazione stradale deve diventare una materia di insegnamento. Inoltre bisogna riformare i corsi per avere la patente, cercando di diffondere anche la sensibilità verso il rispetto delle regole, la prudenza e contro la distrazione. E questo è l'obiettivo del progetto dell'Aci 'Ready2go', che entro il 2011 sarà diffuso a livello capillare in tutto il territorio nazionale". Per il presidente dell'Aci, dovrebbero inoltre diventare "obbligatori i corsi di guida sicura, che in Austria e Svizzera hanno ridotto l'incidentalità del 30%".
Il presidente dell'Istat, Enrico Giovannini, ha sottolineato che "migliorando la qualità dei dati raccolti sarà più facile intervenire per avere meno incidenti". Pertanto "tutte le istituzioni" sono chiamate "a fare un salto di qualità e ad avere una maggiore responsabilità", per vagliare "un nuovo sistema di misurazione per il 2011". Basta, quindi, con i modelli cartacei: si punti di più sull'informatizzazione. Durante la presentazione del rapporto, l'Istat ha sottolineato che nel rapporto non compaiono dati relativi alle condizioni psicofisiche dei conducenti perché per rilevarli "occorre una metodologia più specifica", altrimenti rischiano di "venir sottostimati". I dati del rapporto, ha commentato in una nota il presidente della Fondazione Ania, Sandro Salvati, sono "un segnale positivo ma che non deve assolutamente farci abbassare la guardia". Per Salvati, l'incidentalità in Italia è un fenomeno "molto più vasto" di quello fotografato dal rapporto Aci-Istat, che si concentra solo sui sinistri "più gravi". Secondo la fondazione Ania "gli incidenti risarciti nel 2009 dal settore assicurativo sono stati 3 milioni 740 mila, in incremento del 3% rispetto al 2008. I feriti denunciati alle assicurazioni hanno superato il milione".
Morti e feriti in diminuzione. Gli "under 25" i più colpiti
Rapporto Aci-Istat. Meno morti sulle strade nel 2009. Il 15,7% sono pedoni. Italia decima tra i paesi più virtuosi dell'Ue

ROMA - Meno morti sulle strade italiane. Rispetto al 2008, nel 2009 le vittime sono diminuite del 10,3% (4.237 morti nel 2009 contro i 4.725 dell'anno precedente; una media di 12 vittime al giorno) e sono calati di numero anche gli incidenti (da 218.963 a 215.504, -1,6%; 590 al giorno) e i feriti (da 310.745 a 307.258, -1,1%; 842 al giorno). Lo rileva il rapporto Aci-Istat sugli incidenti stradali presentato a Roma. Dal 2001, si legge nel rapporto, i morti sulle strade sono diminuiti del 40,3%: rispetto all'obiettivo europeo 2010 (ridurre la mortalità stradale del 50%), l'Italia sale al decimo posto nella lista dei paesi più virtuosi dell'Ue a 27. Nel 2009, luglio è stato il mese "nero" con una media di 705 incidenti e 16 morti al giorno; sabato il giorno con più morti (16,7%) e le 18 l'ora più critica (17.367 incidenti, 297 morti e 24.664 feriti).
A essere maggiormente colpiti sono stati i giovani "under 25" (316 morti e 26.941 feriti tra i conducenti; 183 morti e 19.505 feriti tra i passeggeri). Il maggior numero di incidenti (76%), morti (44,7%) e feriti (72,6%) si è verificato sulle strade urbane, ma i sinistri più gravi sono accaduti sulle extraurbane (5,1 decessi ogni 100 incidenti). La maggior parte degli incidenti (75,2%) è avvenuta tra due o più veicoli. Per quanto riguarda le cause, le principali sono il mancato rispetto delle regole di precedenza (47.095 incidenti; 17,5%), la guida distratta (42.262; 15,7%) e la velocità elevata (30.964; 11,5%).
15,7% MORTI SONO PEDONI - Il 15,7% dei morti sulle strade italiane sono pedoni. L'investimento di pedone rappresenta l'8,6% degli incidenti stradali: nel 2009 si sono registrati 18.472 casi con 611 morti e 20.887 feriti (6,6% del totale). Lo rileva il rapporto Aci-Istat sull'incidentalità stradale, presentato oggi a Roma nella sede dell'Automobile club d'Italia. Il pedone, si sottolinea nel rapporto, "é uno dei soggetti più deboli fra le persone coinvolte" e "il rischio di infortunio causato da investimento stradale è particolarmente alto per la popolazione anziana, più frequentemente coinvolta nel ruolo di pedone sulla strada". Il valore massimo per quanto riguarda i morti si registra nella fascia di età compresa tra 80 e 84 anni (107 vittime), mentre per i feriti in quella tra 70 e 74 anni (1.575). Allo stesso tempo però in 8.097 incidenti si è rilevato un comportamento scorretto da parte del pedone, che ha pesato per il 3% sul totale delle cause di incidente.
MATTEOLI, DATI RIPROVANO BUON LAVORO - "I dati del 2009, resi noti oggi, confermano il sostanziale calo degli incidenti stradali, dei morti e dei feriti e riprovano che il lavoro intrapreso, le azioni e gli atti realizzati per sensibilizzare l'opinione pubblica e le famiglie cominciano a dare effetti positivi": lo afferma il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, commentando i dati sugli incidenti stradali resi noti oggi dal rapporto Aci-Istat. "E' evidente - aggiunge il ministro - che molto resta ancora da fare e che l'impegno del governo, delle forze di polizia, delle associazioni e delle famiglie deve proseguire con rinnovata lena, anche alla luce di una percentuale preoccupante di giovani vittime. Fino a quando conteremo anche un solo morto al giorno sulle nostre strade non potremo sentirci appagati". "Credo che il nuovo Codice della Strada, entrato a regime nell'estate scorsa, abbia cominciato a produrre effetti positivi che potranno migliorare con il tempo, ma è ovvio che serve una sempre maggiore sensibilizzazione sul gravissimo fenomeno da parte di tutte le espressioni della convivenza ed uno spirito unanime nell'affrontarlo" conclude Matteoli".