Travolse due turiste a Roma
"Sette anni di reclusione per Friederich Vernarelli". Così il Tribunale di Roma si è pronunciato per l'uomo che la notte del 17 e 18 ottobre del 2008 travolse e uccise, a bordo della sua Mercedes, due turiste irlandesi, di 27 e 28 anni, sul Lungotevere, all'altezza di Castel Sant'Angelo, a Roma fuggendo subito dopo l'impatto ma andando a sbattere contro alcune auto parcheggiate poco lontano finendo la sua folle corsa contro alcuni cassonetti dell'immondizia.
Al momento della lettura del giudice monocratico Vernarelli non era in aula. Il magistrato ha accolto la tesi accusatoria portata avanti dal pm Andrea Mosca, che nella requisitoria finale aveva però chiesto una condanna a 9 anni di reclusione. Omicidio colposo plurimo con violazione delle norme sulla circolazione stradale, omissione di soccorso, guida in stato di ebbrezza e rifiuto a sottoporsi all'esame delle urine, i reati contestati dal pm a Vernarelli.
Il giudice, inoltre, non ha concesso le attenuanti generiche e ha disposto anche il pagamento di una provvisionale di 130 mila euro per i genitori delle due vittime e di 70 mila per i fratelli delle due ragazze morte. Stando alla ricostruzione dell'accusa, Vernarelli avrebbe ucciso le due ragazze, Elizabeth Anne Gubbins e Mary Clare Collins, "perché mentre transitava alla guida" di una Mercedes "giunto all'altezza dell'incrocio di piazza Pasquale Paoli" con "colpa consistita in imprudenza, negligenza, imperizia e violazione del codice della strada" le avrebbe investite mentre camminavano sulle strisce pedonali. I familiari di Elizabeth Gubbins, ancora affranti dal dolore per la morte delle due ragazze, hanno ricordato "di aver viaggiato, partecipato alle udienze e fornito al giudice i dettagli della vita di Liz per ottenere giustizia". A Vernarelli non solo è contestata la guida in stato d'ebbrezza ma anche di essersi rifiutato di sottoporsi all'esame delle urine per il rilevamento di sostanze stupefacenti. In seguito è stato accertato che aveva nel sangue un tasso di alcolico sei volte superiore a quello consentito per legge: era quindi totalmente ubriaco. Ma oggi il pm, nel corso della sua requisitoria, ha ribadito che Vernarelli, al momento dell' impatto mortale con le vittime, non era "confuso né non cosciente" ricordando che il medico dell'ospedale del Santo Spirito che lo visitò poco dopo l'incidente lo definì in uno stato "vigile e orientato". Quella notte fu sottoposto alla misura degli arresti domiciliari. Il 19 marzo poi il pm chiese al gip la convalida dell'arresto in flagranza e l'aggravamento della custodia cautelare, passando dai domiciliari al carcere.
Nel provvedimento cautelare il giudice affermò che la sera dell'incidente Vernarelli potrebbe aver assunto sostanze stupefacenti: dalla certificazione del pronto soccorso dell' ospedale Santo Spirito dove Vernarelli è stato portato dopo l'incidente, risulta infatti che "il Vernarelli presentasse pupille miotiche - scrisse il gip - circostanza questa che sia pur ipoteticamente, potrebbe far presupporre l'assunzione pregressa di sostanze stupefacenti. Dal canto suo Vernarelli nel corso dell'interrogatorio davanti al giudice si giustificò affermando di essere scappato perché preso dal panico, dopo aver sentito un grande botto e aver capito di aver fatto qualcosa di grave. "Ho fatto una cavolata", disse ai vigili urbani quando fu fermato per i primi accertamenti.
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